La Zona Nuova

La Zona Nuova
testo e regia: Margherita Ortolani
con: Roberto Mulia e Dario Muratore
disegno luci: Gabriele Gugliara
musiche: Roberto Cammarata
scene e costumi: Mela Dell’Erba
direzione tecnica: Vito Bartucca
produzione: BLITZ
in collaborazione con: Piccolo Teatro Patafisico
produttore esecutivo: Nutrimenti Terrestri
debutto nazionale: dal 20 al 23 gennaio 2027 - Teatro Libero Palermo
Residenza delle Arti Performative del Friuli Venezia Giulia - Edizione 2025
con il sostegno di: Centro di Residenza delle Arti Performative del Friuli Venezia Giulia, C.Re.A. Calabria-Dracma Teatro, Pim Off, Residenza Futuro 2026/ Teatro Libero Palermo
testo vincitore premio della critica Premio InediTO delle Colline Torinesi 2025 e Premio Fersen 2025
"La finzione non è la creazione di un mondo immaginario
opposto al mondo reale.
Essa è il lavoro che produce dissensi,
che modifica i modi di presentazione sensibile
e le forme di enunciazione.
Cambiando le cornici, le scale e i ritmi,
costruendo rapporti nuovi tra l’apparenza e la realtà,
tra il singolare e il comune,
tra il visibile e il suo significato”
Jacques Rancière
Una strana scomparsa fa deflagrare i conflitti che covano sotto la cenere di un quartiere dormitorio.
Protagonisti di questa storia sono la signora A e la signora B, sorelle infernali, i cui nomi sono sbiaditi tra altre centinaia di nomi senza nome, e il signore e la signora Mc Cowell, sagome intagliate dentro l’orrore del nostro tempo: un capitalismo spietato e un perbenismo cialtrone e arraffatore.
Sullo sfondo la Zona Nuova, coro di respiri e sussulti apparentemente impercepibili, mentre in prospettiva aleggia, come unico altrove possibile, il miraggio di un’America fantastica e onomatopeica.
La Zona Nuova, premio della critica Premio InediTo Colline di Torino e Premio Fersen 2025, è una commedia feroce sulla periferia come spazio ghetto e su una speculazione sempre più violenta che ci deruba del nostro diritto di abitare ed esistere. Un universo iperreale che trasforma in paradosso ciò che di fatto è realtà: l’illusione di poter costruire interi quartieri nel nulla, la prepotenza nel deportarvi la vita delle persone, l’arroganza di pretendere che il potenziale esplosivo di queste gabbie resti inespresso e ci lasci illesi.
La domanda non è che cosa resterà delle nostre città, ma che cosa resterà di noi.